UCI, al bando squadre russe e bielorusse. Giusto o sbagliato?

Non ha mancato di suscitare scalpore la decisione dell’Unione Ciclistica Internazionale di bandire con effetto immediato le squadre russe e bielorusse dalle competizioni internazionali. Una scelta innescata dalla presa di posizione del Comitato Olimpico Internazionale (COI), e che anche l’ente di ciclismo ha voluto far propria per dire il suo “no” alla guerra tra Russia e Ucraina.

La domanda che in tanti si pongono è: perché a pagare le conseguenze di questa guerra devono essere atleti che nulla hanno a che fare con la politica, il potere e le operazioni militari e che anzi, in molti casi si sono dichiarati assolutamente contrari al conflitto? 

Ma, si sa, quando si fa parte di un’organizzazione bisogna attenersi alle sue regole, buone o cattive che siano. Ecco allora sintetizzate le decisioni dell’UCI.

UCI e conflitto russo - ucraino: l’impatto sul ciclismo

Il comitato direttivo dell’UCI ha all'unanimità stabilito che:

  • Le squadre nazionali di ciclismo russe e bielorusse e/o le selezioni nazionali non sono autorizzate a partecipare ad alcun evento del calendario internazionale UCI, con effetto immediato;
  • Lo status di squadra UCI è revocato a tutte le squadre di nazionalità russa o bielorussa.  L'UCI non prenderà in esame ulteriori domande per lo status UCI da parte di squadre di questi due Paesi;
  • L'UCI cancella tutti gli eventi russi e bielorussi dal calendario internazionale dell'UCI 2022 e non prende in considerazione ulteriori richieste di registrazione;
  • I campionati nazionali russo e bielorusso sono ritirati dal calendario internazionale UCI;
  • In tutti gli eventi del Calendario Internazionale UCI è vietato mostrare emblemi, nomi, acronimi, bandiere, maglie e inni che inneggiano alla Russia e alla Bielorussia;
  • L'UCI non nominerà commissari internazionali russi o bielorussi;
  • Non saranno autorizzate sponsorizzazioni da parte di aziende e brand russi o bielorussi.

Leggi il comunicato ufficiale UCI (lingua inglese).

Non ci sono molte parole da aggiungere, se non che anche noi - come la stragrande maggioranza delle persone - ci auguriamo che la situazione possa appianarsi quanto prima e che alla striscia di sangue, di morte e di sofferenza sia il più presto possibile posta la parola “fine”.

Non vediamo l’ora di rivedere nuovamente gli atleti russi e bielorussi alle competizioni internazionali, in un clima universale di fratellanza e di pace.


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